RIMETTERSI IN CAMMINO  











 
RELAZIONE SULL' AFA SPECIALE
per Alta disabilità "RIMETTERSI IN CAMMINO"
svolta presso l'Ass. Arca di Prato dal febbraio 2008 al febbraio 2009

L'Associazione Arca è stata definita dal Presidente del Comitato Scientifico Nazionale dell'Ado-Uip una "palestra paradigmatica all'interno della Uisp". Essa dispone di un ambiente arricchito, non medicalizzato, privo di barriere architettoniche, nel quale si svolgono svariate attività per soggetti diversamente abili. Da tempo si era presentata la richiesta di percorsi di recupero da parte di soggetti con disabilità acquisita, per i quali si era rivelato inopportuno l'inserimento in gruppi di disabili dalla nascita. Ecco il perchè della nostra proposta. Il soggetto con disabilità acquisita, una volta terminato l'iter riabilitativo previsto dal S S N , si trova da solo e confuso nel confronto con il nuovo corpo, con la nuova gestione degli spazi e dei tempi, nonche' delle relazioni. La famiglia deve operare nuovi adattamenti, e questo spesso causa scompensi, psichici, fisici e di relazione. E' per questo che la nostra proposta prevede, unica nel suo genere, la partecipazione degli accompagnatori nel percorso. Per loro, abbiamo pensato un lavoro di apprendimento sulle leve, grazie alla periodica presenza di un insegnante di arti marziali esperto nel campo. Accade infatti che i partners, o i figli, o le badanti, non siano informati sulle possibilità di relazionarsi con le nuove condizioni del corpo del loro congiunto, nemmeno relativamente alle necessità del quotidiano: i sollevamenti vengono fatti con le braccia, con uno scorretto uso del corpo che provoca ben presto dolori e affaticamenti nel carer, e insicurezze e disagi nel malato, che comincia a cercare di ridurre le richieste di aiuto e le occasioni di contatto. Oltre a questo, gli accompagnatori possono svolgere gli esercizi di sensibilizzazione, di rilassamento, di stiramento, con i loro compagni.
  Questo ha un doppio valore: oltre a generare benessere, serve anche da "memoria" per gli esercizi, che possono così esser svolti con facilità anche a casa. Infatti, abbiamo adottato una frequenza di una seduta settimanale anzichè due, di 2 ore per incontro, per ovviare alle difficoltà di trasporto . Questo rende però auspicabile lo svolgimento degli esercizi, semplici e di facile esecuzione, durante il tempo a casa. Periodicamente, alla presenza di nuovi ingressi nel corso, collaboriamo con una esperta fisioterapista che viene ad insegnare ai partecipanti un modo personalizzato per sedersi a terra e sdraiarsi e rialzarsi. Tutti hanno appreso questa modalità ed utilizziamo il lavoro a terra spessissimo, quasi ad ogni incontro. Questo e' dimostrabile e rappresenta per la maggior parte degli utenti il superamento di un tabù, superamento che rafforza il circolo virtuoso di fiducia instaurato. I nostri incontri hanno avuto inizio nel febbraio del 2008 - dopo 10 mesi di preparazione, incontri con gli esperti del settore, consulti con alcuni utenti, ricerca vana di contatto con i medici di base. Abbiamo quindi lavorato per 4 mesi consecutivi, prima dell'interruzione estiva, per poi riprendere nello scorso ottobre. Il primo gruppo vedeva la partecipazione di un numero di partecipanti che andava da 8 a 13, con 5 accompagnatori in media. Si trattava di soggetti anziani, molte coppie di coniugi, per la maggior parte costituiti da soggetti colpiti da ictus e simili, ed una cardiopatica ultra ottantenne. Siamo ripartiti in ottobre ed il gruppo si e' esteso e in parte modificato. Abbiamo raggiunto i 16 utenti con 5 accompagnatori, equamente distribuiti fra uomini e donne. L'età e' così:
3 persone da 30 a 40 anni 3 " da 50 a 60 2 intorno ai 60 4 intorno ai 70 2 con più di 80 anni Le diagnosi sono le seguenti : 1 esito di ematoma da c2 a c7 2 Parkinson 75 e 82 anni 1 sclerosi multipla diagnosticata da 9 anni 1 ictus su cardiopatia e osteoporosi grave 1 gravi ernie cervicali 1 incidente con coma 1 atassia da farmaci antiepilettici 1 artrite osteoporosi e diabete su soggetto insufficiente mentale.

il resto, esiti di ictus Di questi, alcuni con gravi difficoltà a deambulare ; 2 in carrozzina ; 7 camminano senza ausili (ma fra questi vanno inclusi i Parkinson, che hanno comunque altre difficoltà, più legate alla memoria dei gesti che non a veri e propri blocchi motori). Il gruppo e' costante da qualche tempo, e si sono creati al suo interno legami significativi, tant' e' che, per es., se qualcuno fa due assenze consecutive, qualcun altro si preoccupa di telefonargli per avere notizie. C'e' scambio negli interessi, nonchè nelle informazioni relative a situazioni comuni. Lavoriamo spesso a coppie, sul contatto, attraverso piccoli massaggi etc, così ognuno ha intimità col corpo dell'altro, anche al di la' della coppia utente-carer. Come risulta dal nostro Progetto, disponiamo di svariate competenze cui poter accedere per proporre ed inventare nuovi stimoli : dal Training Autogeno, particolarmente utile per i carer, a varie Ginnastiche dolci...; ma ciò che i nostri utenti sembrano gradire in maniera particolare sono i momenti espressivi, l'uso "gratuito", non prettamente funzionale e volto ad uno scopo, del corpo, al di là dei parametri riabilitativi o dell'obbiettivo di tenere-il-corpo-in-esercizio. Attingiamo dunque ai nostri saperi relativi alla Danza Espressiva , Danceability, Contact-dance. Utilizziamo oggetti come stoffe di diversi colori, misure, peso e consistenza ; bastoni ; palle morbide grandi e colorate e altri oggetti occasionali. Utilizziamo sempre la musica. A proposito degli oggetti, suggeriamo di usarli anche nel quotidiano, tipo semplici asciughini per fare stretching casalingo, i calzini per lavorare le gambe e così via. Spesso sono loro stessi, una volta che sono entrati nel registro della fantasia, ad inventare e proporre. Tutto questo permette al corpo di inaugurare nuove modalità di movimento, sciogliere dolcemente i blocchi energetici e posturali, lavorare parti del corpo che di solito non si usano, e usarle in modo diverso. E da' la sensazione che alcuni blocchi possano esser superati, o aggirati, per tornare a svolgere compiti che non si svolgevano più, in maniera totalmente diversa e imprevedibile. Lavoriamo moltissimo sulla percezione delle connessioni, muscolari, articolari ecc,.. del corpo, per cui si può lavorare con una parte che "funziona" per sostituire una parte che funziona meno, perchè abbiamo fatto esperienza diretta dell'anatomia del corpo; de-condizionare il corpo e la mente, così da mettersi in condizione di trovare nuove strategie di movimento. Si usa molto per esempio il lavoro sul contatto con la terra come fonte di sostegno e spinta, dunque sulla connessione talloni - ischi, per fare un es, e sulla contrazione dei glutei e degli addominali profondi per mantenere l'equilibrio, o cercare di recuperarlo. Vediamo la novità di questo tipo di proposta attraverso il vissuto degli accompagnatori "sani", che non avevano mai utilizzato strategie simili. A questo proposito, ecco qualche considerazione sulla relazione con gli accompagnatori. Come già anticipato, e come previsto dal Progetto, il percorso si prefigge di rappresentare un sostegno anche per i carer. Tale funzione e' stata ben recepita in alcuni casi. Ma in altri - specie forse in quelli che più di recente hanno vissuto la malattia -l'accompagnatore si limita ad una vicinanza fisica al proprio caro, una sorta di vigilanza, attenzione che non si faccia male, nonchè alla "traduzione" e ripetizione delle consegne del conduttore ( traduzione e ripetizione evidentemente non necessarie e non richieste ) quando non improbabili suggerimenti su come svolgere gli esercizi stessi. Questa modalità di relazione si e' dimostrata poco gradita all'accompagnato. Il quale, nel tempo, e ' riuscito in qualche caso a comunicare la sua necessità e il suo desiderio di un accudimento diverso ; mentre in due casi il paziente ha espresso la volontà di rimanere solo nella palestra , permettendo all' accompagnatore di prendersi due ore libere. In questi due casi il paziente si e' mostrato soddisfatto di vivere un momento tutto suo e di godersi il lavoro e il gruppo senza il partner abituale. Sempre sul tema dell'aiuto - tema importante ed estremamente delicato - sono avvenuti anche alcuni chiarimenti interni al gruppo, al di la' delle coppie "abituali", in cui qualcuno ha espressamente chiesto di non essere aiutato a compagni particolarmente zelanti e disponibili. La comunicazione e' stata elaborata e metabolizzata. Infine, poche considerazioni sul gruppo. Il gruppo e' una risorsa, e fornisce occasioni che il lavoro individuale, pur essendo chiaramente piu' mirato, non da'. Una persona che ha dovuto cambiar vita, spesso rinuncia a confrontarsi con occasioni di socializzazione, ed entra in una spirale di solitudine in cui trascina anche i suoi congiunti. Risocializzare con noi e' una palestra (...) per risocializzare anche dopo, altrove. Questa funzione e' immediatamente percepibile per chi entra nella nostra stanza, dove si respira una buona atmosfera, anche se non sono mancati momenti di scoraggiamento e comunicazioni di disagio.

Il Percorso è tutt'ora in essere e tutti abbiamo l'intenzione di continuarlo poichè il feed-back è assolutamente positivo, sia per i partecipanti, sia per gli operatori.

Elena Cavaciocchi

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